La vedo ovunque: ai concerti, durante gli eventi e nelle piazze affollate, tra mille bandiere diverse. Eppure, ce n’è una che il mio sguardo riconosce sempre: la nostra, quella dei Quattro Mori.
Il 18 novembre viene spesso ricordato come la data della nascita “ufficiale” del simbolo, collegata alla battaglia di Alcoraz, combattuta nel 1096. Secondo la tradizione, fu una vittoria degli Aragonesi contro gli eserciti musulmani, inserita nel più ampio contesto della Reconquista.
La leggenda racconta che San Giorgio sarebbe intervenuto in aiuto degli Aragonesi. Al termine della battaglia, sul campo sarebbero state ritrovate le teste decapitate di quattro sovrani musulmani: da qui avrebbe avuto origine l’immagine dei Quattro Mori.
A questa tradizione si collega il vessillo con la croce rossa su fondo bianco, accompagnata dalle quattro figure bendate. Il percorso storico di questo simbolo, però, è più complesso e si è sviluppato nel corso dei secoli, intrecciando araldica, tradizioni medievali e identità politica e culturale.
Arrivato da lontano e trasformato nel tempo, quel vessillo è diventato molto più di un’immagine araldica: è diventato il modo in cui ci riconosciamo, il segno che, anche in mezzo a una folla sconosciuta, ci fa sentire immediatamente a casa.