Ieri si è svolta la prima delle due giornate del censimento del cervo sardo. Per me era la seconda volta, ma l’emozione è stata speciale come la prima. Siamo partiti dall’Oasi WWF di Monte Arcosu, per poi spostarci tra Guttureddu e Gutturu Mannu. Qui, negli anni ’80, il cervo sardo contava meno di 100 esemplari. Oggi, nel 2025, sono circa 1.000 solo in quest’area: un successo straordinario di conservazione.
Ma come si “conta” un cervo? In realtà non si tratta di un vero censimento, ma di una stima. In questo periodo i maschi sono più attivi: emettono i bramiti, suoni gutturali che servono a marcare il territorio e a chiamare le femmine. Ogni postazione di ascolto registra i maschi uditi in circa due ore. Sapendo che ogni maschio è accompagnato da 3-5 femmine, si stima il totale della popolazione.
Il censimento non serve solo a contare i cervi, ma a capire le loro abitudini e a pianificare la conservazione. Ogni dato è un tassello per proteggere il re dei nostri boschi. Partecipare a giornate come queste mi ricorda quanto sia prezioso il lavoro che facciamo per la natura e per tutti noi che viviamo in un’isola così ricca di biodiversità.